Prova ad essere uno studente di liceo, appena uscito da tre anni di merda alle medie, un poco secchione per giunta, brufoloso come il pollo intero in un lettino di polistirolo dimenticato in un banco frigo. Prova a fare il primo compito di 5 altri anni di compiti in classe. Beh, ecco, puoi tutto meno che non fregartene niente. Figurati, pure quelli che dicono di non fregarsene nulla in realtà se ne fregano, anche più di chi dice di essere preoccupato.
Un bel giorno di giovedì, il sole sbatte sul pavimento della classe trapassando i parasole improvvisati di carta da forno mezza rotta piena di cazzetti e oscenità studentesche appiccicata per sbaglio ai vetri delle finestre. Seduto al mio banco, guardo il sole dalla finestra. Nemmeno una nuvola, giornata perfetta che mi tiene lì a macerare come un televisore rotto in una discarica dimenticata da Dio. Il sole sta lì, a guardare me e i miei sfortunati compagni, come se ci stesse prendendo tutti per il culo. Al pensiero di questa cosa, rivolgo uno sguardo sprezzante al cielo di blu e scelgo la traccia numero due. Semplice semplice, "fai una recensione di un libro o un film a tua scelta."
Due giorni prima ero andato a vedere il film dei simpson al cinema con i miei nuovi amici. Niente di speciale, ma un film semplice sul quale non si pretende mica troppo, posso spaziare e scrivere tutto e niente. Di buona lena, inizio. Scrivo, cancello, riscrivo, tanto c'è tempo per ricopiare. Questa frase si, no, aspetta, va meglio questa...no, stava meglio prima...bianchetto, grazie...nah, che bianchetto e bianchetto, a mano, senza bianchetto...perfetto, guarda te che linea è venuta fuori!
Un'ora e quarantacinque minuti dopo, ritorno nella mia coscienza oggettiva e oggettivamente mi accorgo che il mio compito sembra il frutto di un bambino in overdose di orzobimbo. Avevo scritto, come richiesto, in colonne, ma il nero di seppia della mia bic aveva ucciso e buttato ai maiali il cadavere del candore immacolato di quel povero foglio protocollo, che non si aspettava sicuramente di fare quella brutta fine. Voglio dire, il mio testo aveva un senso compiuto, solo che precisamente di quello che stava scritto non si capiva molto. Per ricopiare di sicuro non c'è tempo. Consegno e chi si è visto si è visto.
Un paio di settimane dopo, mi ritrovo il compito in mano. Un magro sei e mezzo rosso dava colore al mio compito. Un po' dubbioso di quanto vale un sei e mezzo, senza vedere l'oro di quel voto, decido che non è quello che merita il mio compito. Vado dalla prof e le chiedo perchè mi ha messo quel voto. -A parte l'ordine, mi dice, il compito non è nella traccia.- -Prof, mi dispiace, ma non sono d'accordo.-
-Ah si? Bene, bene, allora lo leggiamo questo compito!?!?- Aveva quasi gridato, un brivido di sfida mi sale addosso mentre tutti stanno zitti, in attesa della mia mossa.
-Va bene!-, dico senza paura. In realtà, paura ne avevo. E abbastanza pure. Prendo il foglio tremante, inizio a leggere. Pezzo a pezzo, le mostro come le varie parti del testo rispettano quelle di una recensione. Non dice niente, anzi, sembra quasi d'accordo. Decido che è un buon segno, sto andando bene, posso davvero vincere io. Finisco di leggere, e con tono ironico e malizioso mi dice che manca una certa parte.
-Non è vero, eccola qui.- e la leggo ad alta voce. Si attacca ad un altro punto, ed io rispondo mostrandoglielo. Incredibile, già al primo compito ho vinto. Cosa ho vinto non importa, ho vinto e basta. Ci riprova, ma sono inattaccabile. La campanella termina il match e mi porta alla vittoria. I miei compagni mi guardano sorridendo, quasi ammirati. Ce l'ho fatta davvero. Adesso manca solo il colpo di grazia.
Vado alla cattedra con il compito in mano, la guardo piano. Scrive qualcosa con le rughe che ballano come i bargigli di un tacchino, la testa chinata sul registro. I capelli alzati sono così chiari che mostrano sgradevolmente tutti i nei che ha in testa. Finisce, alza la testa e sbotta:-Che vuoi?- -Niente...volevo sapere se...mi aveva alzato il voto...-. Sta zitta un secondo e poi sbotta:-Se non te ne vai a posto te lo abbasso a quattro.- -Buongiorno.-, e scappo via come un gatto. Un giorno da leone.
Però sono questi i giorni che in fondo ti cambiano la vita. Sono questi i giorni in cui un ragazzo capisce come il potere logora chi non ce l'ha. Sono questi i giorni in cui ti rendi conto che il numero scritto su di un foglio da una vecchia con i capelli tinti male e asciutta come un porro può decidere davvero qualcosa di te. Non che quel sei e mezzo mi abbia rovinato niente, però in fondo nella vita ti ritrovi sempre davanti a qualcuno che deve darti un voto, un giudizio di qualunque tipo, in grado di renderti qualcosa o meno.
Che poi, tinta a parte, possa essere una gallina intelligente e con la testa a posto, anche questo è da considerare. Pensa tu, se quella recensione fosse davvero stata il mio lasciapassare per un posto di dirigenza alla Apple, adesso magari gestirei il servizio mensa degli inservienti della Apple. Non si tratta nemmeno di prendersi sul serio, è solo che qualunque sia il tuo impegno in qualcosa, deve essere fatto sempre in funzione di chi ti dovrà giudicare. Non puoi evitarlo.
In quello che si fa nella vita, si è sempre limitati da qualcosa, non si è mai totalmente liberi. Anche se ci viene detto che viviamo in libertà e che i risultati di una persona si basano sul suo impegno, in realtà non è così. Anzi, tanto più impegno si impiega a fare qualcosa, tanto più i risultati saranno sottovalutati. Non ci possiamo fare niente. Dobbiamo solo imparare a parlare con le galline e sperare che siano più ragionevoli di noi.
In fondo, però, non è così difficile. Noi, polli, siamo della stessa materia di cui sono fatte le galline.
sabato 10 marzo 2012
lunedì 5 marzo 2012
Ispirazione.
Sentire, profondamente
sentire,
senza avvertire neanche
lontanamente l'ombra
segreta del sonno,
il fuoco
e il vento come spazi
vitali e incontaminati,
enormi saloni di
sangue caldo ed emozione.
Sentire e fluire
il tempo del
momento atteso,
nascondendo in fondo
la paura di non riuscire più a riviverlo.
Sentire il fuoco caldo
del prato più fresco del cielo,
sentire il corpo del suono
dell'ebano pregiato,
il colore morbido del suono di vita.
Ispirazione.
domenica 19 febbraio 2012
Gioventù spenta.
L'aria calda odora
di gocce di sudore
e polvere alzata.
Vecchio tricheco dai
sogni slabbrati, stringi
una candela raggrinzita,
e la giri per cercare di
tenere accesa la sua
fiamma invano.
Pelle secca e piegata,
piena di polvere e di
roccia andata, coperta
di abiti troppo giovani,
pezzi di vite già usate
che giocano a fare i bambini.
Ed io, dall'alto guardo e rido,
scoppio di vita
dei miei freschi diciassette
dietro il mio maglione chiaro
e gioco con la mia amica
come un orso ubriaco,
ebbri
di adolescenza fresca,
ascoltando per sbaglio
un vecchio tricheco
dai peli leccati
annunciare un tango argentino.
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martedì 31 gennaio 2012
Puzza.
Schioccano in fretta
labbra tremanti.
Sibili acuti e bassi
si raccolgono in un solo
muggito di respiri.
Teste, tante teste
si piegano e si alzano,
tanti giocattoli
lasciati accesi
da bimbi distratti.
Le dita battono,
sudate di paura,
annerite di matita,
grattano teste,
saltano incontrollate.
Ed io, io guardo
e aspetto che inizi.
Aspetto e ingoio
questa puzza
di compito in classe.
domenica 29 gennaio 2012
Deserto.
Deserto
di cemento grigio
e strade rotte
bagnate di notte.
Rare luci
di noia calda
e spine fitte di
pioggia sui tetti
piatti dei dormitori.
La pioggia urla
e scava, eppure
nessuno ascolta.
Se il sole di colpo
strappasse via la notte,
se l'estate fosse
d'un tratto inverno,
nel deserto nessuno
se ne accorgerebbe.
Qui
il sonno grida più di tutti.
Se il sole di colpo
strappasse via la notte,
se l'estate fosse
d'un tratto inverno,
nel deserto nessuno
se ne accorgerebbe.
Qui
il sonno grida più di tutti.
sabato 28 gennaio 2012
La tua testa.
La tua testa
è solo un vaso.
La tua testa
la riempi di cazzate,
non per forza di
tristezza, ma di
qualunque cosa,
ogni secondo di più
non ti basta mai.
Come un vaso troppo
pieno per essere intatto,
troppo vuoto per essere
abbastanza pieno,
ancora di più, riempilo
di più, non ti fermare,
continua, ancora,
Finchè restano
solo pezzi
rotti e gocce
di pensiero.
è solo un vaso.
La tua testa
la riempi di cazzate,
non per forza di
tristezza, ma di
qualunque cosa,
ogni secondo di più
non ti basta mai.
Come un vaso troppo
pieno per essere intatto,
troppo vuoto per essere
abbastanza pieno,
ancora di più, riempilo
di più, non ti fermare,
continua, ancora,
Finchè restano
solo pezzi
rotti e gocce
di pensiero.
venerdì 27 gennaio 2012
Cornetta.
Seduto su
un letto disfatto,
infreddolito,
lo sguardo perso
in una pagliuzza
della sedia.
Lo sai,
dietro la cornetta
sudata all'orecchio
c'è la risposta che
ti porterà un passo
più vicino a ciò
che ti fa paura,
quello che tanto hai temuto, che
ti ha fatto dormire male certe sere,
la fine di questa giovinezza troppo
bollente per essere per sempre,
la fine dei sogni per come li conosci,
delle speranze, illusioni, sogni di
gloria, incoscienze, la fine delle
prime prime volte, dei capricci
facili, del periodo in cui le cazzate
sono i problemi più importanti,
sogni tremanti attaccati ad una
cornetta e ad una stupida
musichetta di attesa.
Per motivi di
intenso traffico
si prega di
richiamare.
Eheheh. Succede.
un letto disfatto,
infreddolito,
lo sguardo perso
in una pagliuzza
della sedia.
Lo sai,
dietro la cornetta
sudata all'orecchio
c'è la risposta che
ti porterà un passo
più vicino a ciò
che ti fa paura,
quello che tanto hai temuto, che
ti ha fatto dormire male certe sere,
la fine di questa giovinezza troppo
bollente per essere per sempre,
la fine dei sogni per come li conosci,
delle speranze, illusioni, sogni di
gloria, incoscienze, la fine delle
prime prime volte, dei capricci
facili, del periodo in cui le cazzate
sono i problemi più importanti,
sogni tremanti attaccati ad una
cornetta e ad una stupida
musichetta di attesa.
Per motivi di
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si prega di
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Eheheh. Succede.
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